-TERRITORIO

Il territorio del comune di Montagna in Valtellina si estende su una superficie di 4860 ha così suddivisi in base alle fasce altimetriche:
sotto i 500 m: 264ha - 5,4%
da 501 a 1000 m: 757ha - 15,6%
da 1001 a 1500 m: 674ha - 13,9%
da 1501 a 2000 m: 821ha - 16,9%
oltre i 2001 m: 2344ha - 48,2%
Questo territorio, quasi per il 50% d'alta montagna, non ha una sua delimitazione precisa data da confini geografici fisici. Infatti, pur estendendosi per la maggior parte in sponda destra della valle, ha una zona situata in sponda sinistra dell' Adda, confinante con i comuni di Faedo Valtellino e Piateda.
Verso nord il confine con il comune di Lanzada è ben delimitato coincidendo con lo spartiacque della dorsale che dal M. Foppa (2.461 m) sale fino al P.zo Scalino (3.323m). Analogamente il confine con il comune di Chiuro segue la dorsale tra il P.zo Scalino e la Vetta di Rhon (3.136m). Il comune di Montagna confina poi verso est con quello di Ponte in Valtellina, per un breve tratto, con quelli di Tresivio e Poggiridenti lungo un allineamento che non ha riscontro con fattori morfologici quali fiumi o spartiacque. Anche il confine verso ovest con il comune di Sondrio non ha una logica geografica mentre quello con Spriana (che un tempo era parte integrante del comune di Montagna in Valtellina) è delimitato dal torrente Antognasco.
 
Il territorio del Comune comprende parte del versante destro della Valle dell'Adda, solcato dall'affluente di destra Davaglione e la Valle di Togno in cui scorre un affluente di sinistra del Mallero.
Il Davaglione rappresenta il prototipo del torrente di montagna con un ampio bacino di alimentazione in quota dove, specialmente in passato, si avevano frane e dissesti, un tratto mediano piuttosto inciso nel versante e una parte terminale ad ampia forma di cono, che tende a spostare verso sinistra l'Adda.
Ciò è testimonianza di una intensa attività di erosione a monte, trasporto e deposizione a valle, che si è protratta anche in tempi non lontani.
Nel bacino di alimentazione del torrente Davaglione si rinvengono interessanti fenomeni "le piramidi di Terra" dovuti ad erosione accelerata in depositi morenici, tra cui la più caratteristica, che ha dato luogo a storie e leggende, è il "Capel del Diaul".

La vegetazione del territorio comunale è molto varia dato che esso si estende, in quota, dal fondovalle della Valtellina, il livello del fiume Adda, fino alla vetta del Pizzo Scalino alla quota elevata di m 3323.
Il territorio di Montagnain Valtellina si trova in parte sul versante retico, perciò è esposto a sud, e in parte nel Bacino del Mallero (val di Togno) una valle orientata in senso Est-Ovest e quindi con versanti esposti sia a sud che a nord.
Queste considerazioni sono fatte per meglio caratterizzare le condizioni ambientali che influiscono sulla vegetazione, sia dal punto di vista della composizione delle varie associazioni vegetali, sia della loro estensione in quota.
Infatti sono numerosi i fattori che influenzano la vegetazione, la sua distribuzione e l'associazione tra le varie specie. Tra di essi si possono elencare la quota, la acclività, l'esposizione al sole, le caratteristiche del suolo, la presenza di acqua nel suolo, l'intensità e la frequenza delle precipitazioni, il grado di naturalità.
Generalmente per descrivere la vegetazione di un territorio si suole dividerlo in fasce altimetriche chiamate piani, caratterizzati da associazioni vegetali tipiche che in valtellina sono: basale, montano, subalpino, alpino.
Vediamo quindi di ritrovare queste caratteristiche nel territorio di Montagna in Valtellina, vario nei suoi aspetti, immaginando di percorrerlo lungo un itinerario reale che, come esempio, potrebbe essere quello che dal fondovalle porta fino a Carnale lungo le direttrici pianomonte esistenti.
Fermandosi sul fondovalle e spostando lo sguardo verso le vette, si osservano, nel procedere, le "tessere" che compongono il paesaggio vegetale. Inizialmente l'osservazione ci dà un'idea generale e ci propone alcune situazioni peculiari: i coltivi, i versanti, i pascoli, le zone prive di vegetazione.
L'aspetto attuale del paesaggio è dato da una stretta combinazione tra la naturale tendenza della vegetazione"ad evolversi e la centenaria azione modificatrice dell'uomo, che ha cercato con tenacia di adattare il territorio e la vegetazione ai suoi scopi.
La fascia compresa tra la strada che porta a Montagna Centro da Sondrio (piano basale) è interessata alla coltivazione tradizionale della vite, fatta su terrazzi sostenuti da muretti di pietra, opera di agricoltori che hanno strappato metro per metro il terreno agli originari boschi termofili di querce.
Attualmente tra le vigne si trova una vegetazione particolare, tipica di zone calde e asciutte: nelle zone più ripide crescono Roverella e Robinia e sui sassi e sui muretti piante succulente come i Sedum e il Fico d'India.
Le praterie sono praterie termofile generalmente corrispondenti alla associazione a Festuca vallesiaca. Solo poche macchie sono rimaste dei boschi di latifoglie preesistenti. Dove invece un crinale o una valletta ripara i raggi del sole si trovano subito specie adatte a condizioni di clima più freddo e umido.
Al limite possibile per la coltivazione della vite ancora l'azione dell'uomo ha impiantato i castagneti da frutto, ormai spesso non più sottoposti a cure colturali, che si estendono fino ad una quota di 1000 m.
Li possiamo osservare, prendendo la strada che sale a Carnale, subito sopra l'abitato di Paini.
Spesso non si tratta più di Castagneti puri, ma altre latifoglie, come la Roverella e la Betulla, e alcune conifere, come il Pino Silvestre e il Larice formano questi tipi di bosco.
Entrando nell'orizzonte montano le latifoglie lasciano gradualmente il passo alle conifere: troviamo le peccete, come per esempio sui versanti del Dosso della Foppa, in cui Larice e Abete rosso formano estesi boschi, a volte con fitto sottobosco a Mirtilli e Rododendri, a volte con
sottobosco povero, dovuto all'elevato spessore degli aghi caduti degli abeti.
Il Larice e l'Abete si sostituiscono alternativamente uno all'altro, in relazione alle condizioni climatiche e del suolo: su suoli poveri, sassosi, acclivi predomina il Larice che facilmente si adatta a condizioni ambientali difficili, come prevede il suo ruolo di pianta colonizzatrice, anche sui terreni ancora in fase di mobilizzazione oppure stabilizzati solo da poco tempo, ad esempio i versanti immediatamente sotto Cà Ronchi. L'Abete rosso invece forma boschi in condizioni ambientali più favorevoli.
Le necessità dell'uomo hanno influenzato ora in un senso ora nell'altro il paesaggio vegetale: lo sviluppo degli alpeggi in relazione all'estensione del bosco è variato moltissimo nei secoli. La necessità di legna da ardere e di pascoli per il bestiame ha portato ad un disboscamento drastico delle pendici dei boschi negli anni fino all'ottocento, attualmente si assiste al fenomeno contrario, al graduale riformarsi di vegetazione prima arbustiva e poi arborea sui pascoli ormai abbandonati. Anche nella zona di Montagna in Valtellina si assiste a questo fenomeno, tuttavia la montagna non viene del tutto abbandonata perchè le strade forestali e interpoderali consentono di raggiungere gli agglomerati di baite un tempo usate come alpeggi che sono diventate seconde case per i mesi estivi. Intorno a Carnale sono ancora attivi gli alpeggi, come pure a Davaglione Piano.
Al di sopra dei 1800-2000m, siamo nel piano alpino; al limite della vegetazione arborea, si estendono le praterie d'alta quota, prima continue e poi a zolle, in alcune zone ancora utilizzate come pascoli estivi per il bestiame.
Alle quote più elevate le condizioni ambientali per la vita delle piante diventano difficilissime: sulle morene e sugli ammassi detritici si insedia una vegetazione tipica, il più delle volte con aspetto a "cuscino", come per esempio l'Androsace; tra i grossi blocchi, dove sono più frequenti sabbie e limi, si trova una vegetazione pioniera rappresentata per esempio dalla Artemisia. Anche sulle rocce, in condizioni ambientali estremamente severe è possibile che vegetino alcune piante con fiore, come Sassifraghe e alcune Artemisie, che occupano le fessure e le piccole cenge, dove si può raccogliere un po' di materiale fine e di umidità per consentire una breve vita vegetativa.
Nelle condizioni ambientali più estreme solo muschi e licheni possono vivere.
Se si percorre la Val di Togno si possono ritrovare i piani sopradescritti e le associazioni vegetali che occupano le stesse fasce altimetriche, ma che per l'esposizione non si presentano perfettamente uguali.
La Val di Togno si sviluppa partendo da una quota superiore a quella del piano basale. I boschi a Latifoglie e quelli a Larice trovano un diverso sviluppo sulle pendici esposte a nord e su quelle esposte a sud, estendendosi diversamente in quota. Alle alte quote ritroviamo un esteso circo glaciale nel quale sono visibili le caratteristiche prima descritte per il piano alpino.